Visita Virtuale – Cappelle

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La prima cappella a sinistra dell’ingresso principale, dedicata ai santi martiri persiani Mario, Marta e Figli, fu ultimata nel 1672 per iniziativa di Mario Carlo Mancini, che sulla parete destra aveva fatto collocare nel 1653 il monumento funebre dello zio Mario Mancini Lupi, il cui ritratto e inserito in un ovale sorretto da uno scheletro alato, secondo un tipico motivo barocco.

Nella seconda cappella sinistra fu conservata la porta secondaria della basilica, aperta sull’antica piazza dell’Olmo. A destra di tale porta fu ricomposto il sepolcro rinascimentale del vescovo Angelo Leonini, morto nel 1517, precedentemente conservato nella Basilica Medievale.

cappella tritticoLa cappella seguente è dedicata al Salvatore: sopra l’altare, arricchito di marmi nel 1724 per accogliere le spoglie di S. Quirino, fu sistemato il celebre Trittico. Per iniziativa del cardinal Roma, verso il 1640 la cappella fu decorata con stucchi dorati recanti gli elementi del suo stemma (il giglio e la rosa) e con affreschi dovuti a Vincenzo Manenti da Orvinio (1600-1674), che nella volta, forse su cartoni del padre Ascanio (Capradosso 1570/80 — Orvinio 1660), raffigurò i quattro Evangelisti. Questi sono stati liberati nel 1996 da due strati di ridipinture, la prima eseguita probabilmente da un certo Alessandro Bazzani dopo i danni causati da infiltrazioni d’acqua nel 1686, la seconda dal romano Angelo De Angelis nel 1816. Lo stesso Vincenzo Manenti rappresentò sulla parete destra Gesù e la Samaritana e, nella lunetta, le Nozze di Cana; sulla parete sinistra la Resurrezione di Lazzaro e, nella lunetta, Gesù che salva San Pietro dalle acque del lago in tempesta.

A destra dell’ingresso principale della chiesa, la prima cappella è detta del Crocifisso ed è stata ornata di marmi da mons. Cittadini, nipote del cardinale Roma, e dal cardinale Marescotti.

La cappella seguente, dedicata alla Immacolata Concezione, fu edificata e impreziosita dal cardinale Santacroce per voto popolare fatto nel 1656 durante l’epidemia di peste che imperversò in Italia. I lavori, cominciati in quello stesso anno, furono ultimati nel 1671. Nella nicchia sopra l’altare, disegnato dal marchese Girolamo Theodoli (Roma 1677-1766) su commissione del vescovo Pezzancheri, vi è la statua dell’ Immacolata, opera di singolare bellezza, già attribuita al Bernini e poi a Pierre Puget (Marsiglia 1620-1694) e ora riconosciuta a un collaboratore di quest’ultimo, Christophe Veyrier (Trets 1637 — Tolone 1689). Nella cupoletta G. F. Grimaldi affrescò la Gloria del Paradiso; nei pennacchi i Santi Lorenzo, Alessandro, Romualdo e Giacinto, protettori di Tivoli; nelle lunette, a sinistra la Natività, a destra la Fuga in Egitto. Agli angoli della cappella sono le statue in stucco delle quattro Virtù cardinali, attribuite da alcuni alla scuola di Stefano Maderno (Bissone, Canton Ticino, 1576 — Roma 1636).

DSC09470La terza cappella destra, dedicata a S. Lorenzo, fu ornata di stucchi e marmi dal cardinale Marescotti. Le tele eseguite allora (1681-88) furono opera dei pittori Gimignani e Lucatelli. Lodovico Gimignani (Roma 1643 — Zagarolo 1697) nelle lunette rappresentò a sinistra Il diacono Lorenzo che distribuisce ai poveri i beni della Chiesa, a destra il santo che battezza Sant’Ippolito in carcere. Pietro Lucatelli (Roma 1634-1710) nei riquadri sottostanti raffigurò a sinistra San Lorenzo condotto al martirio, a destra il Trasporto della salma del martire. La pala d’altare è opera del Tacconi (sec. XVIII). Chiude la cappella, che ospita il Tabernacolo della Basilica, una cancellata voluta dal vescovo Gigli nel 1864.

(Fonte: C. Pierattini, La Cattedrale di San Lorenzo a Tivoli, 2008)

 

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