“Non siamo proiettati verso la morte, ma verso la pienezza della vita”. L’omelia di don Fabrizio nella Messa di oggi 29 marzo, V Domenica di Quaresima

Pubblicato giorno 29 marzo 2020 - Omelie

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«Che cosa abbiamo davanti agli occhi? Il Vangelo di oggi ci mette dinanzi questa realtà tremenda della morte. Ci domandiamo: qual è il senso della nostra vita, dove stiamo andando, qual è la meta? È la morte? La fine di tutto? Gesù davanti alla tomba di Lazzaro piange, perché non è indifferente, insensibile, lontano da noi, ma è vero amico, e nel suo cuore c’è un senso profondo di solidarietà e di dolore. Non solo per la morte di Lazzaro, ma anche per la tristezza di Marta, di Maria e degli altri. Il pianto di Gesù su questo buio interiore e sulla realtà della morte. Ci domandiamo quante volte anche noi possiamo attraversare momenti di buio, dolore, pianto. Il nostro pianto, è un pianto sterile? Oppure un pianto che porta frutto? Possiamo avere la commozione di un momento, o possiamo avere una commozione che ci trasforma la vita. Oppure possiamo rimanere nell’indifferenza e nella superficialità. Questa mattina il Papa ci invitava a mettere davanti agli occhi il pianto di Gesù e ci chiedeva se anche noi siamo capaci di piangere davanti alla sofferenza dei nostri fratelli, così come Gesù. C’è nel nostro cuore un senso vero di amicizia, di solidarietà, oppure prevale il nostro egoismo, il nostro orgoglio? Il pianto di Gesù non è un pianto sterile, perché Lui stesso è il pastore che affronta la morte per tirarci fuori dalla sua ombra. Quindi questo pianto indica una vicinanza tale da combattere per noi. Il pianto di Gesù è anche su quel buio interiore che avvolge l’anima di Marta e Maria e della altre persone. Gesù chiede a Marta “Credi tu questo?”, cioè, credi davvero che “io sono la risurrezione e la vita”? Vuol dire che l’incontro con Gesù vince la morte. La morte non è soltanto una realtà fisica, ma anche la perdita della speranza. Ed è proprio in quei momenti che noi ci domandiamo, abbiamo davvero fede? O pensiamo che la morte sia la fine di tutto? Siamo fatti per finire dentro una tomba, o siamo in cammino verso la pienezza della vita? Un bambino, quando viene alla luce ed esce dal grembo materno, vive un momento di grande sofferenza, però quella sofferenza non è la fine, ma l’inizio di una vita nuova. Noi crediamo che la morte sia l’inizio di una vita nuova? Abbiamo cura di questa vita eterna, nella piena comunione con il Padre, che abbiamo ricevuto già per la grazia del Battesimo? Anche nei momenti bui, momenti difficili come quelli che stiamo vivendo oggi, abbiamo fede? Ci chiudiamo in noi stessi, nella paura, nell’egoismo, oppure maturiamo un’adesione più profonda ai sentimenti di Gesù? Abbiamo ascoltato la promessa per mezzo del profeta Ezechiele, “Vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio”. Il sepolcro che ci tiene prigionieri è appunto la paura, l’egoismo. Abbiamo ascoltato San Paolo ai Romani, “Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi”. Noi siamo proiettati non verso la morte, ma verso la pienezza della vita. Ci domandiamo ancora qual è il nostro rapporto con le persone care che ci hanno lasciato, con i nostri morti. Gesù dice “Liberàtelo e lasciàtelo andare”. Li vogliamo trattenere come se ci appartenessero, oppure li sentiamo vicini nella comunione con Dio e ci accompagnano nella luce del Signore? Cosa diranno davanti a noi? Una tomba, o il respiro della vita eterna? Quando avvertiamo il peso della croce, quando avvertiamo le fatiche della vita, abbiamo paura, proviamo disperazione, o sperimentiamo la forza di quella fede che non ci estranea dal mondo ma ci immerge nella vita di tutti i giorni con tutte le sue fatiche, portando nel cuore la luce della speranza? Ecco allora, questo pianto di Gesù sulla tomba di Lazzaro non è sterile, è un pianto che semina vita. Chiediamo la grazia di saper piangere vicino a chi piange. Il pianto dell’amore di Dio è il pianto che dà vita. Chiediamo questo pianto di vita per intercessione materna di Maria».

Letture: Ez 37,12-14; Sal 129; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45

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